TAPERS: QUESTI SCONOSCIUTI

di Massimo Magliocco

Le conicità della coda di topo e dei finali, detti in gergo "Tapers", sono tra gli elementi più importanti ai fini della dinamica del lancio. Andiamo a vedere quale peso hanno nell’architettura di queste due importanti componenti dell’attrezzatura.

 

LA CONICITA' DELLA CODA

La coda di topo è quell’elemento che più degli altri incuriosisce il profano. Chi di voi durante un allenamento su prato non si è mai trovato a spiegare ai profani presenti, che incuriositi chiedevano cosa fosse quella strana lenza ? La coda di topo suscita quindi un grosso interesse ed è l’elemento più intrigante che possiamo avere nell’attrezzatura e oggi, con il ritorno al passato di quella in seta, la coda ha accresciuto il suo “fascino” che, inevitabilmente, è destinato ad aumentare. Recentemente ho avuto modo di progettare per il mio amico Terenzio Zandri, unico produttore italiano di code in seta, (ma lo definirei unico artigiano italiano) alcune che andassero ad riempire quel vuoto, lanciando in velocità, che quelle già prodotte da Terenzio creavano in fatto di scarso equilibrio (sottolineo lanciando in velocità per non generare incomprensioni). Su cosa avrò lavorato affinché queste code, decisamente troppo veloci “spalmassero” in maniera più omogenea l’energia che la canna trasmette loro? La risposta è semplice: sui Tapers. I tapers, o conicità come si chiamano in italiano, sono l’elemento più importante di una coda topo.

Tutti coloro che hanno lanciato una “vecchia” Level, cioè quella coda senza conicità, si saranno resi conto della difficoltà di trasmissione di energia al finale e alla mosca. Gli stessi avranno anche potuto constatare le grosse differenze riscontrare in fatto di penetrazione nell’aria e relativa sospensione nella stessa, lanciando vari tipi di WF che, a parità di peso avevano delle conicità posteriori diverse, oppure chi, sempre a parità di peso della coda, lanciando le DT con diverse conicità avrà preferito l’una o l’altra in relazione alla sua velocità nel lancio. Tutto questo quindi è in stretta relazione con i tapers con cui le code sono state progettate e costruite.

Tornando alla WF, per far capire meglio l’importanza di questi elementi, faccio sempre un esempio che chiarisce bene i vari concetti. Se ad una coda DT tagliassimo a partire dai canonici 9, 15 m la parte esterna e le lasciassimo solo l’anima interna portante, avremmo in mano una WF senza taper posteriore. Se provassimo a lanciare con una coda simile, avremmo uno sbilanciamento pronunciato con il solo risultato di possedere una coda capace di proiettare a lunghe distanze l’artificiale ma con un andamento in aria incontrollabile e una altrettanto precaria sospensione in aria. Sarebbe, in pratica, come se avessimo una zavorra concentrata in punta alla coda.

Ecco che se si potesse aggiungere e provare dei tapers posteriori con lunghezze diverse, si avrebbero dei risultati altrettanto diversi e cioè, aumentando la lunghezza di questi ultimi, code sempre meno veloci ma molto più controllabili in aria. Ecco quindi che l’aerodinamicità di una coda di topo WF diventa decisamente subordinata al taper posteriore che è poi quello che fa una coda decentrata. Nella DT invece il taper in azione durante un lancio è solo uno a differenza della WF che come abbiamo visto sono due entrambi fuori dalla vetta della canna. Anche in una coda DT il taper influisce decisamente ai fini della velocità del lancio e più la conicità è breve e più questo, in proporzione, dovrà essere lento poiché il taper non sarà in grado di distribuire nel migliore dei modi l’energia acquisita dalla canna. Un lanciatore meno veloce riuscirà a compensare il suo lancio (nei limiti) con una coda di questo tipo mentre un taper più lungo darà i giusti equilibri a chi è abituato ad un lancio più rapido. Infatti, in relazione a quest’ultimo discorso, le code in seta da me modificate per Terenzio, hanno una conicità decisamente più lunga fino al doppio e oltre di quelle, chiamiamole classiche, che Terenzio produce da anni.

Nel progettare le code quindi, come abbiamo visto, l’aerodinamicità di queste è legata ai tapers e quindi, sono questi che fanno, come si dice, una coda. Se però una delle principali peculiarità di una coda WF è quella di fare distanza e di racchiudere quella potenza che non si può riscontrare in una DT, appare chiara l’importanza della conicità posteriore, affermando così che la distanza in una WF è direttamente proporzionale alla conicità posteriore così come la potenza. Ecco così spiegati i motivi per i quali il progetto di una coda WF è più impegnativo di quello di una DT. Comprare quindi una coda di topo scegliendo solo la marca a mio avviso non è sensato. La cosa migliore è provare più di una coda, specialmente se DT, conoscendone a priori le conicità e valutarne i risultati in relazione al proprio lancio e scartando quelle che “picchiano in testa” cioè troppo rapide per il proprio lancio, (in questo caso chi lancia è molto veloce), o scartare quelle che generano troppo impegno nella gestione, segno che chi le sta lanciando possiede una velocità molto limitata. Mentre nel primo caso esiste una possibilità di compensazione nel limitarsi a velocizzare il proprio lancio, nel secondo il discorso è estremamente più complicato poiché non è facile velocizzare a comando, meglio cambiare coda.

Per le WF il discorso è sicuramente meno impegnativo in quanto queste si usano per lo più per lanciare pesi decisamente superiori e quindi finalizzate a sostenere e proiettare pesanti o voluminosi artificiali. In altre parole lanciare una WF 9 con un rear taper più corto o più lungo richiede meno impegno che lanciare una DT 3 con un taper sbilanciato al proprio lancio.

 

LA CONICITA' DEI FINALI

Il discorso delle conicità sui finali è un po’ più importante, specie se si parla di quelli per la secca. Chi ad esempio acquista un finale conico senza conoscerne le varie percentuali tra potenza, conicità e tip, potrebbe commettere un grosso errore nel senso che queste tre componenti sono state progettate da qualcuno che ne ha deciso a priori le misure. Questo, tradotto in maniera più semplice, significa che le dimensioni dei tre elementi potrebbero essere sbagliati per chi deve usare quel finale e quindi, ne deve passivamente “accettare” le dinamiche. L’ideale è, quindi, conoscere quali percentuali siano migliori e poi fare una scelta più oculata ricordando sempre che anche per i finali vale lo stesso discorso fatto per le code e forse anche di più in fatto di conoscenza delle componenti l’attrezzatura.

Ma se la lunghezza della potenza e del tip sono importantissime nell’architettura di un finale sia esso a nodi che conico, una giusta conicità è senza dubbio fondamentale per la distribuzione dell’energia specialmente in quello a nodi poiché oltre alla sua lunghezza si somma lo spessore dei diametri che si vanno ad unire. Per fare una breve ripassata della storia del finale, fino a non molto tempo fa era in voga il “vecchio” 60 – 20 – 20 che tradotto in termini più comprensibili vuol dire 60% di potenza, 20% ci conicità e tip. Ricordiamo sempre che la lunghezza del finale resta sempre un elemento da non sottovalutare poiché queste percentuali per lo più erano rivolte a lunghezze che allora era di molto inferiori a quelle di oggi, anche se c’era già qualcuno che diffondeva la teoria del finale più lungo come giusto completamento dell’attrezzatura.

In questi ultimi anni l’evolversi della tecnica di lancio ha inevitabilmente cambiato anche il concetto di finale fino a farlo concepire non più come semplice “cinghia di trasmissione” a cui legare la mosca ma vero e proprio elemento dell’attrezzatura di pari importanza o forse più importante degli altri. Questo cambiamento ha portato a variare anche le tre percentuali rendendolo più plasmabile e gestibile non solo per i canonici lanci ma anche per quelli più impegnativi. La conicità del finale è aumentata passando dal 20% ad un 30-40%. Questa forbice è legata alle altre componenti in particolare alla potenza e sarà ad essa direttamente proporzionale nel senso che aumenterà se questa diminuisce è viceversa. Tirando le somme del taper di un finale possiamo dire che più questo è lungo e più il finale è veloce poiché questa conicità trasmetterà molto bene l’energia che le viene trasferita dalla potenza, più è corto più questa trasmissione risulterà meno fluida limitando al finale molta della sua plasmabilità.

Il lancio quindi, oltre che essere basato sulla fisica deve passare attraverso le componenti dell’attrezzatura e tra queste le conicità sia della coda di topo sia dei finali, come abbiamo visto, assumono un enorme importanza.

 

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